Scuola primaria: cosa cambia nel ruolo del genitore

L’ingresso alla scuola primaria porta con sé molte novità. Cambiano gli orari, l’organizzazione della giornata, le richieste della scuola e alcune responsabilità che il bambino inizia gradualmente a conoscere.

Fino a pochi mesi prima frequentava la scuola dell’infanzia, dove tempi, attività, spazi e richieste erano organizzati in modo diverso. Con l’inizio della primaria entra in un contesto nuovo, nel quale deve ancora imparare a orientarsi e a conoscere ciò che accade durante la giornata.

Il genitore vive la stessa esperienza da un punto di vista differente. Sa già cosa significa andare a scuola, conosce il valore degli orari, delle regole, del materiale da portare e delle indicazioni degli insegnanti. Ha inoltre una propria esperienza scolastica e un’idea di ciò che significa essere alunno.

Per questo adulto e bambino possono vivere lo stesso momento attribuendogli significati diversi. Osservare questa differenza di punti di vista permette di soffermarsi non soltanto su ciò che il bambino sta imparando, ma anche sulle aspettative con cui il genitore accompagna l’ingresso alla scuola primaria.

La scuola primaria vista da due punti di vista diversi

Per un adulto è normale sapere che a scuola ci sono orari da rispettare, attività da seguire, materiali da utilizzare e regole che permettono a una classe di funzionare. Sono elementi conosciuti da così tanto tempo che possono apparire semplici e immediati.

Per un bambino che arriva dalla scuola dell’infanzia, molte di queste situazioni devono invece diventare familiari attraverso l’esperienza. Può sapere che avrà dei quaderni, un insegnante e dei compagni, ma questo è diverso dal trascorrere ogni giorno diverse ore in classe e imparare progressivamente come muoversi dentro quella nuova organizzazione.

Prendere il materiale indicato dall’insegnante, riporlo al termine di un’attività, prestare attenzione a una consegna, rispettare i tempi della classe o ricordarsi ciò che occorre per il giorno successivo sono azioni che richiedono diverse capacità insieme. Quello che all’adulto appare come un singolo gesto può essere composto da una serie di passaggi che il bambino sta ancora imparando a collegare.

Anche la dimensione relazionale cambia. Ci sono nuovi compagni, nuovi adulti di riferimento e modalità diverse di stare all’interno di un gruppo. Conoscere la scuola significa quindi anche fare esperienza di queste relazioni e trovare gradualmente il proprio modo di stare in quel contesto.

Le aspettative del genitore all’inizio della scuola primaria

Quando un figlio inizia la scuola primaria, le aspettative del genitore non riguardano soltanto l’organizzazione della giornata.

Possono riguardare il modo in cui il bambino si comporterà in classe, il rapporto con gli insegnanti, la capacità di rispettare le regole, il modo in cui entrerà in relazione con i compagni. Un genitore può immaginare che farà amicizia facilmente, che sarà educato con l’insegnante, che saprà ascoltare oppure che si troverà bene nel nuovo gruppo.

Il punto non è stabilire se queste aspettative siano giuste o sbagliate. Può essere più interessante riconoscere che appartengono al punto di vista dell’adulto e che non necessariamente coincidono con ciò che il bambino sta vivendo.

Una domanda può allora aprire uno spazio di osservazione diverso:

Quanto di ciò che mi aspetto nasce da ciò che sto osservando e quanto invece dalla mia idea di come dovrebbe vivere la scuola?

La differenza può sembrare sottile, ma cambia il punto da cui si guarda ciò che accade. Un bambino che nei primi giorni parla poco dei compagni, per esempio, non sta necessariamente vivendo male la scuola. Allo stesso modo, aver bisogno di qualche richiamo per seguire una nuova routine non permette da solo di dire quanto sia responsabile o attento.

L’esperienza concreta del bambino può essere più articolata delle aspettative con cui l’adulto aveva immaginato l’inizio della primaria.

Dare spazio anche al punto di vista del bambino

Spostare per un momento l’attenzione dalle proprie aspettative permette di osservare più da vicino ciò che il bambino sta incontrando.

Nuovi tempi, regole, attività e relazioni possono essere vissuti in modi molto diversi. Un bambino può essere curioso e contento, avere bisogno di tempo per orientarsi oppure sentirsi sicuro in alcune situazioni e meno in altre. Non è possibile sapere in anticipo quale significato attribuirà a ogni esperienza.

Le domande che il genitore si pone possono, in alcuni momenti, trovare spazio anche nella conversazione con il bambino. Chiedere che cosa gli è piaciuto durante la giornata, cosa ha trovato nuovo oppure quale momento ricorda maggiormente può far emergere aspetti che l’adulto non aveva ancora osservato.

Non significa cercare continuamente spiegazioni o trasformare il dialogo in una serie di domande. Può semplicemente diventare un modo per lasciare spazio al racconto del bambino e conoscere come sta costruendo la propria esperienza della scuola.

Da queste conversazioni possono emergere interessi, pensieri, curiosità o modi di vedere le situazioni che fino a quel momento non avevano avuto occasione di mostrarsi. Anche il passaggio alla primaria può così diventare un nuovo spazio di conoscenza nella relazione tra genitore e figlio.

L’autonomia all’inizio della scuola primaria

Con l’ingresso alla scuola primaria compare spesso anche il tema dell’autonomia. È una parola molto ampia, che può riferirsi a situazioni differenti.

Un bambino può ricordarsi di mettere via il proprio materiale e avere ancora bisogno di essere accompagnato nell’organizzazione dello zaino. Può cambiarsi da solo dopo un’attività e dimenticare una comunicazione. Può seguire con facilità alcune routine e avere bisogno di più tempo per farne proprie altre.

Per questo considerare l’autonomia soltanto come qualcosa che il bambino possiede oppure non possiede rischia di non mostrare ciò che sta realmente accadendo. Le competenze coinvolte sono diverse e non necessariamente si sviluppano tutte nello stesso momento.

Anche l’esperienza ha un ruolo importante. Più l’ambiente, le persone e le routine diventano conosciuti, più alcune azioni possono risultare familiari. Ciò che all’inizio richiede attenzione e accompagnamento può modificarsi con il passare delle settimane e dei mesi.

Osservare ciò che il bambino riesce già a gestire e ciò che sta ancora sperimentando permette quindi di guardare l’autonomia come un processo che si costruisce, invece di trasformarla in una caratteristica generale con cui definirlo.

Come cambia il ruolo del genitore

Mentre il bambino impara gradualmente a stare nella scuola primaria, anche il modo di accompagnarlo può cambiare.

Può capitare che il genitore continui a intervenire in alcune situazioni e inizi a lasciare maggiore spazio in altre. Preparare lo zaino insieme, ricordare un materiale o attendere che sia il bambino a occuparsene possono assumere significati diversi a seconda del momento e di ciò che sta imparando a gestire.

Non esiste una risposta uguale per ogni bambino e per ogni situazione. Ciò che può diventare interessante è osservare quanto l’intervento dell’adulto corrisponda a un bisogno presente e quanto invece sia legato alle aspettative con cui sta guardando quella fase.

Una dimenticanza non definisce l’autonomia di un bambino e una richiesta di aiuto non racconta da sola quanto sia capace di fare qualcosa. Sono singoli momenti all’interno di un’esperienza molto più ampia.

L’ingresso alla scuola primaria riguarda quindi anche il genitore, perché può modificare il modo in cui osserva, interpreta e accompagna ciò che accade.

Mentre il bambino conosce gradualmente questo nuovo ambiente, anche l’adulto può scoprire qualcosa di diverso nel proprio modo di stare accanto a lui. Può osservare ciò che il figlio sta già facendo, ciò che deve ancora sperimentare e ciò che emerge quando il suo punto di vista trova lo spazio per essere ascoltato.

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